Alfano e altri pensieri sul lavoro nel Pdl
Sull’acclamazione di Angelino Alfano a segretario politico del partito di Berlusconi i commentatori si sono divisi. Quelli più faziosi lo hanno liquidato come un ennesimo trucco del Cav.
23 AGO 20

Panebianco è come sempre persuasivo, perché la sua intelligenza non è nevrotica, è tranquilla. Tuttavia bisogna aggiungere un punto decisivo alle sue argomentazioni. Il Pdl, come l’editorialista del Corriere riconosce, vive innanzitutto di un rapporto diretto con il proprio elettorato, come e più dell’altro partito, il Partito democratico, segnato da una storia di apparati e di nomenclature e ideologie consolidate e più ingombranti. Quello sarà il problema del segretario politico, ed è anche il problema del capo del partito, di Berlusconi, se vorrà risolvere in qualcosa di positivo la sua lunga parabola. Non c’è altro mezzo che l’invenzione istituzionale più seria e lungimirante degli ultimi anni, le primarie libere e aperte, per affrontare fuori della dittatura morbida di una personalità dominante, e perfino del suo allegro culto popolare, il tema della legittimazione di quel partito a continuare a esistere, attraverso e oltre la complessa e probabilmente lunga, graduale procedura della successione. Che ne pensa il segretario politico?
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
